All'inizio della lettura di Circe ero entusiasta.
Lo stile della Miller è scorrevole, ricercato ed elegante. La storia interessante e l'ambientazione suggestiva.
L'autrice racconta la vita del personaggio mitologico in prima persona, ripercorrendo tutte le tappe della sua vita (con un evidente lavoro di ricerca assai pregevole) e aggiungendo dettagli di fantasia per costruire la "sua" Circe.
Quella che di fatto è un'autobiografia fittizia vuole vestirsi da romanzo, ma fallisce.
Non c'è un tema ben delineato, uno scopo, un obiettivo. Il personaggio raramente intraprende delle azioni attive, ma rimane spesso passivo, vittima degli eventi, lasciandosi trascinare dalla volontà altrui. Qualcosa cambia appena prima della fine, che però mi ha lasciata alquanto perplessa e indifferente.
Tutto avviene alla stessa velocità e di conseguenza su nessun evento abbiamo un approfondimento, una partecipazione emotiva specifica o momenti di empatia, nonostante il narratore in prima persona.
Tutto viene raccontato e non mostrato al lettore.
La contrapposizione fra natura divina e mortale è trattata con superficialità, quando di fatto è l'argomento più interessante e il perno su cui far girare la storia, vista la conclusione.
Mi è sembrata una lezione di mitologia. Noiosa e vuota.
Alcuni termini usati sono anacronistici rispetto all'ambientazione.
Alcune frasi rincorrono troppo la poesia e risultano incomprensibili.
Molti ragionamenti sono oscuri e non capiamo come il personaggio arrivi a fare determinate scelte.
In conclusione: ben scritto, poco strutturato, poco coinvolgente per quel che mi riguarda. Migliore di tanti altri romanzetti in commercio, quindi lettura comunque consigliata.
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