1954, in un prestigioso collegio inglese, il giovane Jonathan Palmer cerca di sopravvivere nel collegio in cui si sente un pesce fuor d'acqua. Viene deriso e bullizzato per il suo accento troppo marcato, per la sua timidezza, per non essere abbastanza forte in mondo che emargina i più deboli. Vessato dal professore durante la lezione di latino, Jon riceve l'inaspettato aiuto di Richard Rokeby, studente affascinante dal carattere solitario e magnetico che tiene testa a bulli e professori.
Richard e Jon diventano amici... e questo è l'inizio della fine.
Cinquant'anni dopo l'unico superstite della torbida vicenda, decide di raccontare per l'ultima volta la sua storia.
Lessi questo romanzo più di dieci anni fa. Mi aveva colpito la trama e lo stile di scrittura dell'autore. Dopo una rilettura la mia opinione è un po' cambiata per alcuni dettagli.
Personaggi e situazioni sono descritti in poche, rapide pennellate, ma non sono un sintomo di approssimazione, quanto di estrema precisione e abilità narrativa. Questi dettagli centellinati rendono chiare fin da subito l'atmosfera, le dinamiche all'interno della scuola, le caratteristiche caratteriali di allievi e maestri.
La storia in questo modo cattura immediatamente il lettore e lo trascina fino all'ultima pagina, in una spirale di follia che porta i protagonisti in un baratro sempre più macabro e profondo.
Purtroppo però questa scelta si rivela un'arma a doppio taglio.
A volte personaggi diversi hanno reazioni simili descritte con le stesse parole con uso frequente di frasi ad effetto per chiudere il capitolo.
Azioni, evoluzioni e cambi di comportamento sono spesso troppo repentine e non hanno una spiegazione approfondita.
Il background dei personaggi secondari è anche troppo ricco di particolari rispetto a quello dei protagonisti.
Le informazioni sul contesto del collegio sono scarne, date un po' per scontate, così come per i luoghi e gli ambienti.
Ogni capitolo è diviso in scene in cui i protagonisti cambiano sempre. Queste sono a volte così brevi che disorientano per i passaggi continui da un punto di vista ad un altro.
Sembra di scorrere una sceneggiatura.
Queste mancanze sono tuttavia il desiderio di saperne di più della storia. Forse in questo non c'è nulla di negativo, anzi, se abbiamo la volontà di approfondire qualcosa è perché quel qualcosa ci è piaciuto particolarmente.
Per saperne di più:
+ L'allievo / ibs.it
+ L'allievo / goodreads.com

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